domenica, 07 febbraio 2010

15 FEBBRAIO SAN FAUSTINO

Visto il grande successo dell’edizione dello scorso anno,
lunedì 15 febbraio 2010,
nell'ambito della Festa Patronale di S. Faustino di Darfo Boario Terme,
dalle 9 alle 18 circa
si chiede la disponibilità di Volontari
per partecipare allo Stand della nostra Associazione TonjProject ONLUS
che, in collaborazione con l'Associazione Procivil Camunia di Darfo B.T.,
con lo slogan : "UN CUORE BUONO PER AVERNE CURA"
si metterà a disposizione della popolazione (numerosa!)
per il controllo di alcuni semplici parametri vitali, quali la Pressione Arteriosa, la Glicemia, la Saturazione e, perchè no, di registrare anche l'Elettrocardiogramma.
Ogni collaborazione da parte di tutti i volontari è gradita.
Ci sarà lavoro per tutti!
 
Per info e adesioni  rispondere contattare  via mail o tramite telefono:
 
Ombretta            ombretta.citter@alice.it;      3389792895
Daniela               danieltom@virgilio.it;           3392071899
per scaricare la locandina cliccate: SAN FAUSTINO 2010.jpg

lunedì, 01 febbraio 2010

L'AFRICA DI LAURA

Dopo qualche giorno finalmente l'arrivo in Sudan.

Già a Lokichokio il mio sguardo era stato rapito dal nuovo paesaggio, diverso dall'Africa che avevo vissuto finora, arido e sterile.  Polvere, troppo facile pensare a polvere e nuvole, caldo e sudore, così mi si presenta il Sudan. La strada che porta a Tonj valida tutte le mie anticipazioni relative alla guida e alla loro manutenzione, rossa e piena di buche che mi lasciano come ricordo dei lividi. Non trovo però i colori e i rumori che nel mio immaginario riempivano l'Africa. I pochi villaggi che attraversiamo sono poche capanne attorniate da bambini nudi  e donne che macinano il sorgo, capre e vacche, tutto mi appare sterile e senza vita. Bush, vaste distese, immagino gli anni in cui queste piante, questa terra sono state testimoni di una guerra, quante persone le hanno attraversate per scappare alla morte e quanti l'hanno incontrata.

Arriviamo a Tonj immersi nella confusione di persone e bestiame che attraversano pericolosamente, per loro e per noi, la strada.

Sono curiosa di arrivare al Compound della Missione di cui Fabrizio mi ha così tanto raccontato, voglio osservare con i miei occhi.

Il dispensario è all'interno, è sera, non ci sono pazienti, ma si sente il pianto di un bambino, ci avviciniamo e scopriamo Angela, che Ruth ha ricoverato stamattina.

Angela è una neonata, difficile stabilire l'età anche perché il tempo come siamo abituati a scandirlo qui non esiste. Dalla madre riusciamo a capire che Angela aveva una gemella che è morta poco fa e che presentava gli stessi sintomi che ha Angela, così la madre ha scelto di portarla all'ambulatorio. Angela è magrissima, un viso adulto e due occhi che scrutano spaventati il mondo su un corpicino esile e fine, solo il ventre è gonfio, come tanti bambini qui, tiene il capo eretto e se sostenuta si sforza di stare in piedi.  La mamma la tiene quasi esclusivamente in braccio sempre rivolta verso il suo seno, magro e arido, così diverso dai seni a cui immagino un bambino vorrebbe aggrapparsi per ricevere nutrimento. Appena la bimba piange la madre scosta il vestito e le avvicina un seno, i capezzoli gonfi, Angela si attacca e trova conforto. Sollevo Angela, non so come toccarla, così fragile, potrei farle male. La madre è sporca, così come la nonna di Angela che è ricoverata nel lebbrosario qui accanto, il viso scavato dalle rughe, le mani consumate dalla lebbra.

Il giorno successivo decidiamo che è giunta l'ora del bagno e così solleviamo Angela, un fragile uccellino fra le mani, e la posiamo fra i suoi pianti nel catino.

Nonostante le cura non migliora, ma scopriremo poi, fra rabbia e stupore, che la madre per qualche giorno non le ha somministrato le pastiglie prescritte perché non aveva compreso come dargliele. Quante cose mi appaiono senza senso e non riesco a comprendere di questa terra e quante ne do per scontate proprio perché appartengo ad un'altra cultura.

Anche oggi sforziamo Angela nel mangiare qualcosa, pian piano la imbocchiamo, con pazienza e qualche cucchiaio va giù....mentre la tengo fra la braccia mi interrogo, sperandolo, se  quando sarà adulta avrà la possibilità di vivere in un paese diverso da quello delle donne che l'hanno preceduta. 

 

Laura